Terminata la straordinaria esperienza della nostra Under 19 al Torneo internazionale Cornacchia World Cup, il nostro DT Mirko Novelli, che ha guidato la squadra al fianco di Coach Beconi e Coach Camici, traccia una sintesi e il bilancio di questa quattro giorni vissuta dai ragazzi a Pordenone.
Il Torneo Cornacchia viene spesso definito una “World Cup” giovanile. Che esperienza è stata viverlo da protagonisti?
Il Torneo Cornacchia si prende, senza bisogno di discussioni, il titolo di vera e propria “World Cup”. È stato incredibile assistere a una manifestazione di questo livello: squadre arrivate da tutto il mondo, culture diverse, modi di stare in campo differenti.
In mezzo a tutto questo ci siamo sentiti piccoli… ma anche profondamente orgogliosi.
È proprio da qui che vogliamo ripartire: questo gruppo deve essere il punto di partenza per dare continuità a questa esperienza e permettere, negli anni, a tanti altri ragazzi di vivere qualcosa di così grande.
Avete coinvolto anche atleti fuori da Prato. Che valore ha avuto questa scelta?
Per noi era fondamentale aprire il progetto. Non solo ai ragazzi di Prato, ma a tutto il movimento toscano.
Quest’anno abbiamo avuto 5 ragazzi in prestito: li ringrazio, insieme alle loro famiglie, alle società e agli allenatori che hanno creduto in questa opportunità. Non è qualcosa di scontato. Anzi, è qualcosa di straordinario. E proprio per questo vogliamo continuare su questa strada: creare un contenitore sempre più ampio, sempre più condiviso.
Dal punto di vista tecnico, che torneo avete trovato?
Il livello è stato assoluto. La finale tra Trento e la Polonia sembrava una partita di Serie A3, non una Under 19. Trento poi ha vinto… e noi ce l’avevamo nel girone. Questo ci permette di dire che abbiamo affrontato, probabilmente, la squadra più forte del torneo. E per lunghi tratti siamo stati dentro la partita, senza subire.
Come avete gestito la squadra in un contesto così competitivo?
Avevamo la fortuna di avere un gruppo di altissima qualità. Questo ci ha permesso di ruotare molto, di gestire le forze e soprattutto di dare spazio a tutti.
Non era solo una scelta tecnica, ma un’idea chiara: far vivere a ciascun ragazzo il campo, contro chiunque. E la risposta è stata bellissima: tutti hanno dimostrato di poter reggere quel livello.
Cosa vi lascia questa esperienza?
Spero che i ragazzi si portino via uno scalino in più. Di crescita, ma soprattutto di consapevolezza. Capire che possono stare in quel contesto cambia tutto.
Il risultato finale (19º posto) rispecchia il vostro percorso?
Il 19º posto ci fa onore, ma racconta solo una piccola parte della storia.
Quello che abbiamo vissuto va oltre: l’organizzazione perfetta, le città visitate, le persone incontrate, la presentazione in piazza… È un’esperienza che lascia qualcosa dentro.
E adesso?
Adesso guardiamo avanti. La macchina organizzativa per la prossima stagione è già partita. L’obiettivo è chiaro: tornare. E farlo ancora più pronti, ancora più consapevoli… ancora più “World Cup”.





